«Scendo in campo per dare un segnale forte alla città»
«È una competizione vera, seria, quella fra me e Vittorio Malacalza, per la guida di Confindustria Genova. Il fatto che si confrontino più candidati è un buon sintomo di vitalità ed anche un segnale forte alla città»: così Giovanni Calvini, presidente di giovani industriali genovesi, commenta la propria candidatura al vertice dell’associazione di categoria. E aggiunge: «Per me non è stato facile accettare di scendere in campo, ma l’ho fatto anche per corrispondere alla fiducia di chi mi ha proposto, nella prospettiva di interpretare l’esigenza di rinnovamento che è molto sentita in ambito confindustriale. Ho già ottenuto molti consensi. È vero che Malacalza ha ottenuto in passato un numero consistente di voti, ma ora si gioca una nuova partita. Sono fiducioso, non corro per onor di firma». Le considerazioni sulla imminente «battaglia» per la presidenza, mentre sono in corso le consultazioni dei tre «saggi» di Confindustria, arrivano in occasione della presentazione di una iniziativa di cui lo stesso Calvini è promotore e protagonista: il convegno «Genova internazionale 08», prima tappa di un itinerario che punta a individuare esigenze e risposte per rafforzare la formazione internazionale dei giovani e preparare una classe dirigente aperta ai mercati globalizzati, facendo di Genova un polo d’attrazione per i centri direzionali di società multinazionali.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295350
Berlusconi: «Grazie a Dio il mio amico Putin mi ha ascoltato»
Naturalmente, il presidente Silvio Berlusconi ha voluto metter cappello anche sui successi della diplomazia europea. «Grazie a Dio il mio amico Putin mi ha ascoltato», ha detto il premier Silvio Berlusconi, nel corso di un’intervista al settimanale Tempi, a proposito della crisi in Georgia. «Altrimenti col cavolo che i carri armati russi si sarebbero fermati a quindici chilometri da Tbilisi. Abbiamo evitato un inutile bagno di sangue», ha concluso. Poche ore dopo, come di consueto, la smentita. «Non ho mai pronunciato quella frase», ha fatto sapere il premier con una nota. «Il testo scritto dell’intervista -si legge nel comunicato di palazzo Chigi- è stato consegnato al direttore di ‘Tempi’, Amicone, che aveva inviato precedentemente una serie di domande e poi insistito a lungo per ottenere le riposte definitive». «Tutto qui, tutto è avvenuto alla luce del sole in un corretto rapporto tra intervistato e la rivista ‘Tempì, che ora sconvolge ogni regola cercando -conclude la nota- di attirare l’attenzione su di sé con una frase frutto, nella migliore delle ipotesi di un equivoco, per non dire inventata. Ogni altro commento appare assolutamente fuori luogo».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78255
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